I caregiver, protagonisti della rinascita

Quando ho creato le pagine social di Ricomincio da Me, non ho avuto alcun dubbio: due mani strette come immagine di copertina. Incrociate tra di loro, due mani simbolo di chi cammina insieme. Perché per vincere una battaglia, e una guerra, servono mani che si sorreggono. 

In questi anni ho conosciuto tante persone, vissuto tante storie. Ogni paziente che vive la malattia, la affronta, con forza e il dolore inevitabile, mi ha arricchita, ogni storia mi ha portato a essere quella che sono oggi. Ho incontrato tante donne che affrontano la malattia, tutte di età diversa. Ho avuto a che fare con medici, infermieri, bambini (su di loro, beh, mi pongo tante domande, soprattutto da cattolica  credente e praticante). E poi, ho conosciuto quelle persone, donne, uomini, che si prendono cura dei loro cari durante la malattia.                        

Sono i “caregiver”, coloro che aiutano. Quei beni preziosi e spesso nascosti che invece noi di Ricomincio da me vogliamo far emergere. Perché, e lo dico per esperienza, spesso sono loro i veri protagonisti della rinascita di un/una paziente. 

A dire il vero, da farmacista, ho sempre visto “gli aiutanti” dalla parte del banco, in modo un po’ distaccato. Ma quando ho iniziato con il mio progetto di volontariato, per aiutare le donne malate di cancro a sentirsi belle, ho capito quanto avere accanto famigliari, amici, parenti, mamme, sia fondamentali nel lungo percorso delle cure. 

Le mamme dei piccoli pazienti, soprattutto, sono forze della natura pronte a sorreggere ogni sofferenza dei loro piccoli. All’ospedale Santobono Pausillipon, in cui collaboro da anni con l’associazione Genitori Insieme, ho conosciuto donne e mamme incredibili, con una forza e coraggio che mi ha sbalordita. 

Alcune così giovani, altre più adulte, ma tutte con un comune denominatore: la tenacia di lottare accanto ai propri bambini. 

Sono mamme caregiver, pronte ad abbandonare, al di fuori delle mura dell’ospedale, la loro vita di donna, di mogli, spesso costrette anche a donare poche attenzioni agli altri figli che restano a casa. Mamme che iniziano una battaglia contro il cancro come se fosse loro. Guerriere silenziose. Quando ho iniziato ho avuto paura di non essere compresa nel mio ruolo di donare gratuitamente attimi di attenzione, bellezza, un pizzico di normalità per una donna. E poi, ho temuto, perché non sono mamma, non conosco questo appuntamento affettivo. Eppure, con delicatezza, ho tentato di non farle sentire sole, di essere un ponte con la realtà che lasciavano fuori dall’ospedale.   

Ma il caregiver è rappresentato da altre figure nascoste, come le sorelle. Ho conosciuto sorelle di pazienti che hanno azzerato la propria vita per aiutare una sorella o un fratello meno fortunato. 

Vi racconto un episodio che porterò nel cuore, la storia di due sorelle. Cristina, malata di cancro, e la sorella Marina, che si prendeva cura di lei. Quando arrivavo in clinica a Messina, era l’ottobre 2017, Cristina mi chiedeva di non occuparmi di lei, di non coccolare, accarezzare, massaggiare, lei. “Regala momenti speciali a mia sorella Marina”, mi diceva. “È lei che è stanca, perché mi assiste senza sosta e con un amore immenso”. 

C’è poi la storia di due gemelle, legatissime, in cui ho conosciuto la forza di “sangue”, ma anche la sofferenza di chi si prende cura dei pazienti oncologici. È forte, distrugge, eppure i caregiver sono sempre pronti a regalare un sorriso, a mostrare determinazione, a dire “ce la farai, insieme ce la faremo”. 

Infine, voglio ricordare altri caregiver, quelli che ho conosciuto tramite l’associazione Genitori  Insieme. Quelli che dedicano il loro tempo a chi invece ne ha poco. Renata, Fiorella, Marco, MariaCarla, Lissia, Sonia, AnnaMaria, sono solo alcuni di loro (e mi scuserete  se ho dimenticato qualcuno). Incontrarli, non solo ha arricchito la mia anima. Ho capito che anche se il “drago” non verrà sconfitto, avremo affrontato la battaglia e camminato insieme. Insieme a chi ci ama, mano nella mano. 

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